Blog · 04/08/2026

Chirurgia mammaria secondaria: sostituzione protesi e capsulectomia dopo 20 anni

Parliamo spesso del primo aumento del seno, ma un tema fondamentale nella mia pratica clinica è la chirurgia mammaria secondaria (o di revisione). Il corpo cambia, i tessuti cutanei cedono nel tempo e, a volte, si presentano complicanze a distanza di molti anni dal primo intervento.

Oggi vi racconto un caso clinico molto rappresentativo che ho affrontato recentemente in studio, per spiegarvi come interveniamo per restituire non solo l’estetica, ma anche la salute e la morbidezza al décolleté.

Il quadro clinico: ptosi e contrattura capsulare severa

La paziente si era sottoposta a una mastoplastica additiva ben vent’anni fa, con l’inserimento di protesi testurizzate posizionate in sede sottoghiandolare. A distanza di due decenni, come evidenziato anche dalle foto del “Prima” nel file “Screenshot 2026-08-04 alle 16.17.30.jpg”, l’esame clinico ha fatto emergere due problematiche distinte da risolvere:

  • Rilassamento cutaneo (ptosi): I tessuti avevano ceduto, portando a una discesa evidente del complesso areola-capezzolo. Questo scivolamento era più marcato sul lato destro, che aveva perso la sua naturale posizione centrale sul seno, svuotando il polo superiore.
  • Contrattura capsulare severa: Sul lato sinistro, la capsula fisiologica (il tessuto cicatriziale che il corpo forma naturalmente per isolare la protesi) si era ispessita in modo anomalo. Questo processo altera gravemente la forma dell’impianto, rendendo il seno rigido al tatto, asimmetrico e spesso fastidioso.

L’intervento chirurgico: un approccio in tre fasi

Per correggere questi difetti strutturali e restituire armonia alla figura della paziente, ho pianificato un intervento di revisione su misura, articolato in tre passaggi fondamentali:

  1. Rimozione e capsulectomia Il primo step è consistito nella rimozione delle vecchie protesi testurizzate e nell’esecuzione di una capsulectomia quasi totale. Questo passaggio chirurgico è vitale per asportare il tessuto capsulare malato e ispessito, liberando i tessuti dalla costrizione.
  2. Inserimento delle nuove protesi Motiva Abbiamo optato per l’inserimento di nuove protesi Motiva Ergonomix. Queste protesi di ultima generazione sono caratterizzate da una straordinaria morbidezza e, secondo gli studi del produttore, presentano un tasso notevolmente ridotto di contrattura capsulare. Ho deciso di mantenere il piano chirurgico sottoghiandolare: una scelta mirata e coerente con lo stile di vita ipersportivo della paziente, per garantirle un recupero muscolare più rapido e il ritorno veloce agli allenamenti.
  3. Mastopessi periareolare Infine, ho eseguito un lifting del seno (mastopessi) con tecnica periareolare. Attraverso un’incisione limitata al contorno dell’areola, è stato possibile ricentrare i capezzoli e ridefinire la forma complessiva. Come si nota nei profili “Dopo” del file “Screenshot 2026-08-04 alle 16.17.30.jpg”, abbiamo ottenuto una maggiore proiezione e una ritrovata pienezza del seno, eliminando il profilo svuotato.

Oltre l’estetica: il recupero del benessere

Il risultato di questa chirurgia non è esclusivamente estetico. Abbiamo certamente ottenuto un seno nuovamente proporzionato, rotondo e proiettato, ma il vero successo è clinico e funzionale.

Con questo intervento abbiamo ripristinato la naturale morbidezza dei tessuti, eliminato la fastidiosa rigidità e risolto del tutto la sintomatologia legata alla contrattura capsulare. Un ritorno al benessere a 360 gradi.

Contatti

Prenota un colloquio informativo

Compila il form per ricevere informazioni su trattamenti, costi e tempi di recupero. Verrai ricontattato per fissare un appuntamento con il Dott. Stefano Di Nonno.